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Venezia, 24 Ottobre 2004: 19esima Venice Marathon……
MARATONA E’
“Vivere per raccontarla” dice Gabriel Garcìa Marquez in un suo celebre romanzo: tentare d’elencare la miscela di sensazioni che una maratona trasmette ad un osservatore ed atleta appassionato è certamente un’impresa ardua. Lo scetticismo dilaga e l’incomprensione è sempre in agguato, ma quando i 42,194 km si traducono in 6000 persone riversate lungo la Riviera del Brenta, da Stra a Venezia, costeggiando le celebri ville Palladiane di Mira e Dolo, passando per Marghera e Mestre e transitando infine sugli 11 ponti che separano l’affollata Piazza San Marco dal traguardo in Riva dei Sette Martiri, allora forse il gioco vale la candela. Ore 6: sveglia all’alba di una grigia ed umida domenica veneta per un maratoneta ed i suoi tre compagni di viaggio. Nella stanza un silenzio colmo di palpabile tensione contorna l’indispensabile massaggio balsamico alle gambe, allietato dalla rituale colazione con la crostata fatta in casa, della quale in breve tempo restan solo le briciole sulle lenzuola. Ore 7: partenza in auto alla volta di Stra, 6710 abitanti svegliati dalla musica delle orchestrine e dalle danze delle majorettes: un’esplosione di colori. 6000 atleti con obiettivi diversi ma un’unica grande passione, 6000 diverse storie cucite insieme per pochi minuti, nei quali si assaporano 6000 diversi modi di smorzare una trepidante attesa fatta di sguardi, sorrisi, baci a figli, mogli e fidanzati preparando i muscoli alla gara. Ore 9.15: sulle note dell’inno nazionale la partenza fra lanci di maglie e palloncini: le 6000 storie già si separano, ciascuna a rincorrere il proprio sogno. Unica compagna di viaggio, la propria mente per sfidare e superare sé stessi. Ore 9.30: mentre il maratoneta si mette alla prova, i tre amici avventurosamente (!!!?) raggiungono Padova in auto e poi Venezia in treno, affiancando gli atleti che corrono parallelamente ai binari della ferrovia, sul ponte che unisce Mestre alla città sull’acqua. Ore 12.30: corsa travolgente tra calli e turisti per attendere l’arrivo del proprio compagno che taglia il traguardo brillantemente in 3h e 15’. I suoi occhi esprimono tanto patimento: maratona è soffrire per correre…ma è anche correre per condividere una gioia imparagonabile con coloro che ti amano. Elena. |